Mariella Burani Blog





 

La galleria Glenda Cinquegrana: the studio ha presentato a Milano, visibile fino al 31 maggio, una mostra collettiva che si propone di realizzare una riflessione sul tema della donna, attraverso le opere di un gruppo di artisti che indagano il femminile in modi differenti in base alle rispettive ricerche.

Nel comunicato stampa vengono ben delineati i differenti punti di vista degli artisti e i risultati delle loro creazioni.

Nelle opere di Maurizio Galimberti e di Mimmo Rotella, il femminile coincide con la celebrità: per Mimmo Rotella questo si incarna nell’icona di Marilyn Monroe, simbolo della bellezza; per Maurizio Galimberti, la celebrity è una dimensione da esplorare nella serie dei ritratti, nei quali spesso si trova a mettere in discussione i topos legati alle icone prescelte. Ad esempio in Patti Smith l’artista vede una donna di forte intensità espressiva, sospesa fra carisma e profonda spiritualità.

Nelle ricerche parallele dei fotografi Andrea Garuti e Fernando Zaccaria, la donna rappresentata è sempre impegnata attivamente nella società: le immagini femminili hanno alle spalle lo sfondo della metropoli, dove questa costituisce lo scenario su cui essa si manifesta quasi come un fenomeno, in una visione in cui città e apparenza femminea si fondono fino a creare un unicum inscindibile.

Per Federico Lombardo, il femminile è un territorio da esplorare. Il corpo della donna, visto nella sua nudità, è la sede in cui il femminile si manifesta, nella sua sensibilità, tenerezza e forza. Le opere in pittura digitale di Lombardo, che scaturiscono da una rilettura di immagini prese da internet, approfondiscono la natura di quei personaggi femminili, creando un scarto fra realtà e visione, immaginazione e verità.

Le immagini e gli elementi oggettuali che sono alla base dei quadri di Rudy Cremonini prendono i connotati di una pittura dai contorni sfumati, indistinti, labili, come fossero elementi prelevati dal passato e dalla memoria del singolo e quella collettiva. Il kimono racconta la storia di un femminile che, secondo i dettami della cultura orientale, corrisponde ad una dimensione disciplinata da regole ben precise.

Un’esposizione d’arte contemporanea che rappresenta dunque un interessante viaggio nell’universo femminile, da sempre oggetto di particolare attenzione da parte degli autori più sensibili.

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Ha soltanto dodici anni la stilista più giovane del mondo, nata in California da una famiglia italiana. Ieri sera è stata protagonista di uno speciale su E! Entertainment, canale televisivo di Sky, intitolato “Confessions of a fashionetteâ€. Cecilia Cassini è davvero una bambina prodigio vista la sua storia: a due anni si metteva già lo smalto da sola, a cinque prese di nascosto un abito della sorella per indossarlo dopo averlo tagliato e stretto con degli elastici per capelli, a sei ricevette in regalo dalla nonna la sua prima macchina da cucire con cui iniziò a creare i primi abiti e, da sempre, legge Vogue.

Nemmeno a dirlo il suo idolo è Coco Chanel, e con non poca ambizione, la giovanissima donna di Los Angeles, aspira a diventare sua erede. Ha già realizzato una linea di abiti di grande popolarità, vendendo i suoi prodotti a celebrità del calibro di Miley Cyrus e Heidi Klum, ed è apparsa sulle riviste di tutta l’America. Trae ispirazione da Mtv, dalla musica, dai reality, da tutto ciò che è colorato e che sta sotto i riflettori, con un gusto un po’ kitch e un po’ rock che l’ha portata alle luci della ribalta. In un’intervista su Vogue confessa: “Vorrei avere dei negozi in tutto il mondo, e vorrei che ogni ragazza avesse un mio vestito, e sfilare a ogni singola fashion week”.

Senza dubbio è la fashion icon in versione baby del momento, che pur non avendo ancora terminato la scuola dell’obbligo, con i suoi strass, i suoi lustrini e molto rosa sta letteralmente facendo impazzire l’America, cavalcando, insieme alle passerelle, l’onda del successo.

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In occasione della festa della mamma raccontiamo una storia nella storia, quella della figlia di Mario Monicelli, madre di due splendidi bambini, che ha creato da poco una trasmissione alla radio per raccontare favole, ridando vita a quell’oggetto misterioso, che i nostri figli purtroppo conoscono a malapena. E’ nato così un programma intitolato “Sto ‘na favolaâ€, in onda su Radio Onda Rossa ogni giovedì alle 15, che vede protagonisti attori e attrici che leggono per i più piccini, tra i quali: Elio Germano, Claudia Coli, Valentina Carnelutti, Simona Cavallari, Valerio Mastandrea, Neri Marcorè, Stefania Rocca e tanti altri.

“Una volta, con mio padre Mario Monicelli e i miei figli, ascoltando la radio abbiamo pensato che sarebbe stato meraviglioso inserire nel palinsesto un breve spazio dedicato ai bambini. In effetti questo pensiero è diventato realtà, con Radio Onda Rossa infatti ho creato un programma in cui adulti protagonisti, attori di varie generazioni, interpretano una favola per gli ascoltatori più piccini, per i bambini che molto spesso insieme alle loro mamme sono privati della loro libertà personale, o che sono costretti a trascorrere la maggior parte del tempo chiusi dentro casa, o in un letto d’ospedale con, come unica alternativa alla noia, la televisione. Grazie a questo progetto – credo unico nel suo genere – stiamo, con un po’ di presunzione, offrendo un’opportunità all’importante valenza che ha da sempre avuto la radio, capace di stimolare la fantasia di piccoli e grandi.â€

Ottavia Monicelli

- In memoria di Mario Monicelli, un video del suo film che è stato il suo più grande omaggio alle donne: “Speriamo che sia femmina” -

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Sharon Stone, a 54 anni, oltre ad essere attrice, produttrice cinematografica, modella e intramontabile sex symbol, ultimamente è stata conduttrice dell’evento benefico di “In the heart of the city”: organizzazione no profit che assiste le persone meno abbienti che vivono a Los Angeles. Il suo impegno sociale e umanitario comincia nel 1994, quando viene chiamata a sostituire Liz Taylor al gala di beneficenza amfAR, la fondazione americana per la ricerca contro l’Aids, e per sedici anni la Stone resta nella fondazione come Global Fundraising Chairman.

E’ indispensabile sottolineare che, l’instancabile benefattrice, già molto cagionevole di salute – è affetta da diabete – , ebbe nel 2001 un aneurisma che la ridusse in fin di vita e la costrinse a un lungo ricovero. Ebbe poi un attacco di cuore nel 2004, poco dopo il divorzio dal secondo marito, che non le impedì però di continuare le sue battaglie, diventando nello stesso anno, promotrice dei diritti della comunità gay.

Madre di ben tre figli adottivi, continua a prodigarsi in opere umanitarie come il progetto Drop in The Bucket, per portare l’acqua potabile in Africa, legato alla collezione di gioielli Damiani Maji, da lei firmata, e i cui proventi andranno in parte a finanziare associazioni no-profit che vogliono realizzare pozzi di acqua pulita in Uganda e Sudan per combattere l’altissimo tasso di mortalità, soprattutto infantile.

Per dare il suo contributo alla causa è stata la stessa Stone a disegnare i gioielli ‘Maji’, parola che in swahili significa ‘acqua’. In una delle sue tante testimonianze possiamo leggere: “In Africa abbiamo visto cose incredibili, villaggi interi alle prese con l’assoluta mancanza d’acqua. Donne sieropositive costrette ad allattare i proprio figli sani rischiando di contagiarli con il virus perché non avevano acqua potabile per il latte liofilizzato. Noi in un solo anno siamo riusciti a costruire 50 pozzi e la loro vita è cambiata. Ora il nostro obiettivo è quello di convincere il World Diamond Council a devolvere l’1% dei loro ricavi in favore dello sviluppo delle zone dove i diamanti vengono estratti.”

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Dalla collaborazione con una delle aziende più importanti in Italia nel settore della dermocosmesi, debutta la linea MB LIMITED EDITION a base di preziosi elementi ristrutturanti e rigenerativi e totalmente “made in Italy”.
Un mix di bellezza e lusso, proprio del DNA del brand Mariella Burani: creme ad elevate performances estetiche grazie a componenti come oro colloidale, olio d’argan, diamanti micronizzati, per rallentare e combattere efficacemente i segni del tempo. Un packaging elegante e raffinato che sintetizza il mood del marchio emiliano, proprio per soddisfare il piacere della bellezza di ogni donna. Un’efficace arma per contrastare i segni del tempo senza ricorrere al bisturi, una preziosa cura di bellezza adatta a tutte le età, per un regalo a se stesse o all’amica più cara.
La linea comprende una crema giorno platino da 40 ml, una crema notte oro da 40 ml, l’extrait platino da 20 ml, una maschera diamanti da 40 ml, ed una crema contorno occhi da 20 ml.
MB limited edition è in vendita esclusivamente presso le boutique Mariella Burani.

Un altro gesto d’amore di Mariella Burani verso le donne.

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“Schegge in libertà. Ritratti brevissimi di donne: il lavoro, la maternità, il welfare, i pregiudizi, la fiducia in se stesse e nel proprio futuro. Ogni storia una metafora, dirompente per il solo fatto di esser narrata. A partire dalla bambina che gioca a ‘Barbie Precaria’ fino alla giovane italiana di seconda generazione, passando per la nonna a tempo pieno e la super manager d’azienda. In mezzo altre vite, altre testimonianze. Quindici minuti per riflettere. Fermarsi un attimo e pensare. Ma soprattutto agire.†Questa la sinossi ufficiale del cortometraggio-documentario di Costanza Quatriglio, prodotto da Indigo Film (casa produttrice da sempre attenta ai temi sociali) e Provincia di Roma, proiettato ieri in occasione della festa del lavoro.

Il progetto nasce su richiesta di Cecilia D’Elia, assessore alle Politiche culturali della Provincia di Roma, che in occasione del convegno svoltosi a Roma il 12 aprile scorso “Lo sguardo delle donne – Un altro modo di vivere la capitale metropolitanaâ€, ha proposto alla regista di realizzare un video per introdurre il discorso sulle donne e il territorio, discorso legato conseguentemente alle problematiche relative al lavoro, al welfare, alla maternità, e più in generale, all’essere donne.

L’intenzione di Costanza Quatriglio – autrice già di una decina di documentari e del film “L’isolaâ€, presentato al festival di Cannes nel 2003 alla Quinzaine des Réalisateurs - era di raccontare storie personali che potessero rappresentare punti di sintesi di varie questioni, storie emblematiche dunque che, come si può vedere nel suo corto, affrontano temi come il razzismo, i pregiudizi, il precariato, la valorizzazione del lavoro (da parte di donne che lavorando in casa possono essere d’esempio ai loro figli) e che contenessero in sé tante domande. Intenzione riuscitissima e di grande valenza sociale, dal momento in cui la realtà in cui viviamo, secondo l’opinione della regista, dà ancora per scontata la precarietà femminile. Grazie al suo lavoro infatti, possiamo verificare che il termine ‘precario’ deve essere considerato a tutto tondo, che le donne sono precarie per definizione e che sono continuamente costrette a dimostrare di saper essere madri ma anche lavoratrici e, possibilmente, più brave degli uomini.

Alla domanda postale su che cosa avesse scoperto filmando la condizione di queste donne Costanza Quatriglio ha risposto: “Ho scoperto su di me il desiderio di essere anche lieve o ironica, lavorando all’interno di un processo di comprensione leggero, e che potrebbe segnare l’inizio di un percorso ancora più ampio.†Cosa che ci auguriamo vivamente che accada.

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Un’autentica figura ‘gotica’ Diane Pernet, la blogger più raffinata e visionaria del Fashion System, che dopo la morte del primo marito, avvenuta in un incidente d’auto quando lei aveva solo trentuno anni, ha indossato solo e sempre il nero.

Classe 1946, inizia la sua carriera negli anni ottanta come stilista e costumista a New York, ma trova la sua dimensione ideale qualche anno più tardi, nella Ville Lumière. Donna dalle mille sfaccettature, è oggi famosa come giornalista di moda, talent scout e curatrice di mostre. Ha fondato sia il blog ASVOF (A Shaped View Of Fashion) che trae il nome dai felini occhiali che indossa costantemente, firmati Alain Mikli, con lo scopo di promuovere talenti emergenti nell’ambito della moda, del cinema e del design, che il festival ASVOFF (A Shaded View on Fashion Film), il primo festival al mondo dedicato ai fashion film e che vuole affermare il potere del film nella moda. Non è un caso che la Pernet abbia amato il cinema fin da giovane, e tra le attrici più famose che l’hanno ispirata ci sono Anna Magnani, Simone Signoret e Dorothy Mcgowan.

Per Diana Pernet l’idea di realizzare sfilate è superata, e gli stilisti, secondo lei, dovrebbero intrecciare la loro attività con quella di altri artisti, per accogliere l’influenza di altre forme d’arte come le istallazioni, i video o le foto. Inoltre ormai è tutto visibile su internet, e anche la vendita sta conoscendo un enorme cambiamento, grazie ai siti web infatti ognuno può comprare ciò che vuole senza dover più sottostare alle scelte dei buyers. In poche parole il futuro della moda sono i film e internet.

Al festival da lei fondato nel 2006, inaugurato ogni anno al Centre Pompidou durante la settimana della moda, e che viaggia in edizioni minori in altre città, vengono presentati e premiati cortometraggi, videoclip, e video blogger che hanno espresso a livello internazionale il linguaggio della bellezza e dello stile nel modo migliore.

Esempio di fine eleganza, immortalata nella propria immagine, ha l’allure di una vedova siciliana uscita da una foto in bianco e nero. Ormai divenuta un’icona per molti, ha come motto: “Lo stile è qualcosa con cui nasci, la moda è qualcosa che compriâ€.

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È Barbra Streisand, oggi settantenne, la donna che durante la sua eclettica carriera ha vinto più premi in assoluto: due Premi Oscar (cinema), nove Grammy Award (musica), sei Emmy Award (televisione) e un Tony Award (teatro).

Nata a Brooklyn, da famiglia di origine ebraica, raggiunge il successo molto presto, e di lei, all’American Film Institute’s Life Achievement, nel 2001, si disse: “Non è facile caratterizzare l’arte di Barbra Streisand. La sua versatilità supera quella di chiunque altro: attrice, regista, cantante, compositrice, produttrice, sceneggiatrice. Eccellere in un campo è cosa rara, eccellere in molti campi è semplicemente straordinario. E dunque, per unanime giudizio, le sono riconosciute le qualità di una vera donna rinascimentaleâ€.

Nel giorno del suo compleanno, oltre alla sua brillante attività artistica – con i suoi settantuno milioni di copie di dischi è l’artista femminile che ha venduto di più negli Stati Uniti – ricordiamo anche il suo instancabile impegno politico e sociale. Nel novembre scorso, insieme al filantropo Robert Barth, è stata premiata al Galà del consiglio di amministrazione del Cedars-Sinai Hospital al Beverly Hilton Hotel. La Streisand ha ricevuto il “Cedars-Sinai Board of Governors’ Humanitarian Award 2011â€, e il ricavato della serata è stato destinato al Cedars-Sinai Heart Institute. Sempre nello stesso mese è stata lei invece a consegnare un premio alla sua stilista ed amica Donna Karan, alla decima edizione di “Celebration of Dreamsâ€. L’evento è organizzato da The Dream Foundation, la prima organizzazione nazionale negli USA che si occupa di realizzare i sogni delle persone adulte giunte alle fasi finali della loro vita. Donna Karan ha meritato questo riconoscimento per il suo lavoro con la Urban Zen Foundation a favore dei malati. In una piccola parte del discorso alla serata di beneficenza, Barbra Streisand dichiara in onore di Donna Karan: “Una delle cose che Donna ed io abbiamo più in comune è la nostra passione per il cambiamento positivo. Come usare la nostra voce e la nostra creatività per ottenere qualcosa. Come sfruttare le nostre piattaforme ed i nostri profili pubblici per portare attenzione su questioni urgentiâ€.

Ultimamente, poco più di un mese fa, la star americana ha autografato il coniglietto d’oro di Lindt per l’asta delle celebrità a favore di “Autism Speaksâ€. L’asta è al suo terzo anno di vita, e vede come protagonisti settantacinque celebrità tra attori, atleti, chef, ed altre personalità che hanno donato le loro firme alla causa autografando un coniglietto Lindt di porcellana dorata, per far sì che l’intero ricavato vada all’associazione.

Cos’altro aggiungere di questa eccezionale donna se non che, avendo sognato fin da piccola di fare l’attrice ispirata da Eleonora Duse, possiamo esserne fieri anche noi italiani.

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Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso alla senatrice Rita Levi Montalcini i più affettuosi auguri per il suo compleanno. E’ quanto si legge in una nota.

Un “brindisi con i più stretti collaboratoriâ€, per festeggiare i 103 anni del premio Nobel Rita Levi Montalcini. La professoressa, nata a Torino il 22 aprile 1909, “non vuole grandi festeggiamentiâ€, ma si concederà “un brindisi, e magari un po’ di torta, circondata dai suoi più stretti collaboratoriâ€.

D’altronde l’abitudine a mangiare come un uccellino, confessata da lei stessa qualche anno fa, “è sempre la stessaâ€, spiegano i collaboratori. Come anche “l’interesse per le notizie a livello politico e sulla vita del Paeseâ€, mentre l’energia ha subito un calo, specie dopo l’incidente in casa che le aveva provocato una frattura del femore qualche anno fa.

Il premio Nobel nella sua intensa carriera dopo aver studiato medicina all’università di Torino, a 20 anni entra nella scuola medica dell’istologo Giuseppe Levi e inizia gli studi sul sistema nervoso che avrebbe proseguito per tutta la sua vita, salvo alcune brevi interruzioni nel periodo della Seconda guerra mondiale.

Si laurea nel 1936, e nel 1951-1952 scopre il fattore di crescita nervoso noto come Ngf (Nerve Growth Factor), che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per circa 30 anni prosegue le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d’azione, per le quali nel 1986 viene insignita del Premio Nobel per la medicina insieme allo statunitense Stanley Cohen.

La scienziata è stata nominata senatore a vita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 1 agosto del 2001. Nel corso degli anni si è battuta più volte a favore dei giovani scienziati e continua a far sentire la sua voce: l’ultima iniziativa risale al marzo scorso, quando ha rivolto un appello al Governo Monti insieme al senatore Ignazio Marino (Pd), “affinché non cancelli il futuro di tanti giovani ricercatori, che coltivano la speranza di poter fare ricerca in Italia. Il decreto legge sulle semplificazioni cancella i principi di trasparenza e merito alla base delle norme che dal 2006 hanno consentito di finanziare i progetti di ricerca dei giovani scienziati under 40 attraverso il meccanismo della ‘peer review’, la valutazione tra pariâ€.

(da quotidiano.net)

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Nata il primo maggio del 1940, Elsa Peretti, designer di origine fiorentina, della famiglia dei Peretti petrolieri, studia tra Roma e la Svizzera, per poi trasferirsi a New York dall’inizio degli anni 70. Donna eclettica e figlia dei fiori, diventa ben presto la musa di artisti come Dalì ed Halston, uno degli stilisti più influenti dell’epoca. Tra le sue frequentazioni ricordiamo i designer Oscar de La Renta e Giorgio di Sant’Angelo, e icone della cultura pop come Andy Warhol ed Helmut Newton, di cui fu amica e modella d’elezione (celebre uno scatto del 1975, con lei in body e mascherina, sospesa tra i tetti di New York, con l’Empire State Building sullo sfondo).

Studentessa di interior design, iniziò a dedicarsi alla creazione di gioielli in argento nel 1969, non ancora trentenne. Esposte quasi per gioco in una vetrina del Bloomingdale’s department store, le sue creazioni attirarono subito l’attenzione della clientela newyorchese e cinque anni più tardi fu assunta da Tiffany&Co.

Fu lei che ebbe l’idea di poter creare un “brillante democraticoâ€, un gioiello alla portata di tutte le donne, concependo una linea di bijoux che dovevano essere minimalisti, meno vistosi e più facili da indossare nella vita di tutti i giorni. Il brillante era montato in argento e costava nel 1974 solo 89 dollari.

Le forme dei suoi gioielli sono sempre essenziali, a volte ispirate dalla natura, come le collezioni Starfish, stella marina, o Bean, che ricordano la forma irregolare dei fagioli, a volte dall’architettura, a volte dall’antichità. La più famosa rimane però il suo Open Heart. Ricorda l’artista: “Non sapevo come fare del mio cuore bucato un ciondolo ed è passato per caso il direttore dello stabilimento che mi ha suggerito di infilare la collanina in mezzo…â€. E quel cuore oggi non solo è al collo di milioni di persone ma anche in mostra permanente al British Museum.

Elsa vive attualmente tra New York, l’Italia e la Spagna, dove ha comprato un piccolo borgo fuori Barcellona, a Sant Martì, paesino del ’600. Dedica parte del suo tempo alla Nando Peretti Foundation, da lei costituita in memoria del padre, impegnata nel finanziamento di progetti per la salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio faunistico, di supporto a comunità locali disagiate e in progetti di ricerca scientifica nel campo della salute mentale e fisica.

Sempre bellissima e affascinante, incarna in una sola persona l’anima europea e quella americana: i suoi riferimenti culturali, il suo gusto, il suo tocco, sono profondamente italiani, e il suo stile senza tempo ci ricorda in qualche modo quello di Mariella Burani, che condivide la sua passione per la naturalezza e la classicità.

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